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Villa Cahen

La caratteristica particolare e affascinante di questo luogo è costituita dal giardino all’italiana ricco delle più varie specie arboree e erbacee, anche rarissime, che il proprietario faceva arrivare dai luoghi più lontani. Si tratta di una architettura studiata con molta cura e arricchita da arredi naturali e artificiali che ne fanno un raro esempio di stile liberty. Altre particolarità sono costituite dalla limonaia e dalle serre per la protezione delle piante durante l’inverno. Recentemente è stato restaurato anche il giardino giapponese posto, nel parco, tra il giardino all'italiana e le serre.

La Villa vista dal giardino


La Villa fu costruita nel territorio del Comune di Allerona nel 1880 dal ricchissimo finanziere di Anversa Edouard Cahen, il quale, innamorato dell'Italia e dei suoi paesaggi, aveva acquistato dalla nobile famiglia dei Bourbon del Monte la tenuta che si estendeva per una trentina di chilometri di circonferenza tra un crinale e l'altro della valle del fiume Paglia nella zona ora nota con il nome di Selva di Meana.
Cahen era già stanziato nelle vicinanze di questa tenuta, e precisamente a Torre Alfina, dove si era insediato con il titolo di marchese ottenuto dal re Vittorio Emanuele II per i meriti di guerra conseguiti all'epoca dell'Unità d'Italia, e dove aveva fatto ricostruire un castello decaduto per adibirlo a propria dimora.

Il sentimento che lo legava alla natura ed ai boschi è ben rappresentato dalla costruzione della Villa Selva di Meana che fece realizzare sulla riva del Paglia opposta a Torre Alfina e che, nel 1894, alla sua morte passò al figlio Ugo mentre il maggiore, Teofilo, prese in eredità il castello di Torre Alfina. I due fratelli usavano, si dice, comunicare con un sistema di specchi, ma dalla villa al castello avevano fatto costruire una strada con relativo ponte in ferro sul fiume Paglia, travolto poi da una piena nel 1937.

Villa Cahen

La villa ha una forma esterna sobria ed elegante, nello stile dell'epoca, il Liberty, affermatosi durante l'ultimo quarto del 1800, quando da poco si era formata l'Italia come stato nazionale e la preoccupazione dichiarata degli uomini di cultura più in vista era quella di sollecitare la nascita di uno stile rappresentativo dell'unità raggiunta, in concomitanza per di più con il progresso industriale che in quel periodo produceva e utilizzava nuovi materiali per l'edilizia.
Cahen volle rispettare le tendenze del suo tempo, in cui si faceva strada la presa di coscienza da parte di nobiltà e borghesia di essere al vertice di un'ascesa economica e di un prestigio che permetteva loro di potersi qualificare come casta dominante purché le fosse data una riconoscibilità di gusto e cultura.

Il Liberty dunque, inteso come una nuova forma d'arte e di distinzione delle famiglie nobili, era lo stile più adatto e nelle sue forme esteriori si fondevano quella sensibilità e consapevolezza dei problemi formali e della necessaria fusione fra decorazione e struttura. La base specifica dello stile Liberty è la fede nell'integrazione dell'arte con la vita, e quindi la volontà di non produrre alcunché fuori dei canoni del bello estetico.

Il giardino allItaliana

 


Particolare importante della Villa è il giardino, la cui immagine è stata modellata con quell'esigenza che muove gli animi a modellare la natura secondo le varie poetiche del giardinaggio, facendo sì che si costituisca come oggetto di contemplazione vissuta. Un giardino in cui si identificano natura ed arte, nel quale il godimento estetico acquista un senso particolare, un luogo in cui vivere e contemplare sono un tutt'uno. Una natura modellata come opera d'arte nella disposizione di alberi e piante, fiori e prati, con l'ornamento aggiuntivo di statue e mormorio di ruscelli e scrosciar di cascate, dove i colori e le luci e il canto degli uccelli offrono un tutto armonico per la contemplazione di chi vive il giardino vivendo nel giardino.

La struttura esterna della Villa è esaltata dalle superfici candide delle pareti cui aggiungono note di colore le persiane, le modulazioni degli aggetti e soprattutto il corpo ben funzionale della torretta. Il passaggio dall'esterno all'interno della Villa è sottolineato dalla varietà dei rapporti luminosi, dalla luce piena dell'esterno alla penombra fresca dell'andito, da dove si comincia a scoprire il mobile gioco delle luci e delle ombre che si riflettono su ambienti ricavati con estrema pulizia di forma e nitore geometrico.

Il giardino giapponese


La Villa è distribuita su vari piani: un piano seminterrato adibito a magazzini e locali per i servizi elettrici e termici, un piano terra per le sale da studio, da ricevere e da pranzo ampie e signorili, un terzo piano per le camere da letto e loro annessi riservati ai proprietari, un ulteriore piano per le stanze da letto per la servitù.

Temi importanti della costruzione appaiono, oltre alla già ricordata torretta in muratura, i numerosi particolari interni delle decorazioni a stucco, i vetri policromi, quasi come segni di una vivissima partecipazione affettiva dell'architetto e del costruttore, dell'arredatore e del proprietario tutti ugualmente mossi dall'ambizione di dar vita a nuove formule architettoniche che fossero specchio e simbolo di una nuova classe dominante.

data pubblicazione: 15 marzo 2007

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